Fahrenheit

Viene da chiedersi come mai in Fahrenheit venga distribuito in alcune parti del mondo con il nome di Indigo Prophecy. Forse negli oscuri recessi di un file titoligiochi_marketingreport.xls qualche direttore esecutivo ha individuato una certa apatia del teenager americano verso il lavoro di Daniel Fahrenheit (grazie wikipedia) e ha considerato le opzioni. Sfortunatamente questo doppio titolo non è l’unica scelta curiosa, sconcertante e soprattutto discutibile alla base di Fahrenheit. Perché raramente si è assistito a un così clamoroso scollamento tra ambizione e realtà. Il designer David Cage ci informa di aver voluto rinnovare il genere delle avventure grafiche e creare un’esperienza cineludica innovativa, ma tutto cio che ha ottenuto non è altro che la resurrezione del cadavere di Dragon’s Lair.

E dire che il gioco parte così bene, mettendo il giocatore nelle scomode vesti di Lucas Kane, omicida smemorato e vagamente depresso in fuga dalla giustizia. Le prime scene centrano perfettamente il bersaglio in termini di atmosfera, design (notevoli le musiche firmate da Angelo Badalamenti) e senso genuino di angoscia. Poi le cose si mettono male, vengono introdotte inutili sequenze ispirate più a Dance Dance Revolution che a Twin Peaks ma -soprattutto- il dramma personale di Kane si trasforma in un improbabile complotto per la distruzione del mondo messo in atto da antiche entità Maya, alieni, zombie, intelligenze artificiali in una confusione completa di elementi eterogenei messi assieme alla meno peggio.

Impossibile prendere il gioco sul serio. Da noleggiare in una piovosa domenica pomeriggio.

Fahrenheitultima modifica: 2014-02-24T14:41:04+01:00da goldgame
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