Il giorno che PlayStation Network …

In qualche modo, era prevedibile che succedesse. L’intera infrastruttura che compone il PlayStation Network ha funzionato saltuariamente per un paio di giorni e, da mercoledì 20 aprile, è ufficialmente fuori servizio. Tre giorni dopo la sospensione Sony ha ammesso che il servizio era offline a causa di un attacco esterno, mentre ieri ha annunciato che PSN dovrà essere “ricostruito da capo” a causa della severità dell’attacco stesso. Nell’ultimo post sul blog ufficiale, Sony ha confermato oggi che PSN continua a essere non disponibile e che i lavori continuano. L’azienda non ha ancora comunicato alcuna data di riattivazione.

Come dicevo all’inizio, c’era da aspettarsi qualcosa di enorme. L’hacking di PS3 si è rivelato uno dei più radicali e completi mai fatti; il sistema è stato scardinato a tal punto che i successivi update non sono evidentemente bastati a coprire il buco. L’affaire Geohot, nel frattempo, ha contribuito ad accendere ancora più gli animi e a dare un tocco di mistero alla faccenda: il gruppo di trentenni vergini Anonymous è infatti sembrato fin da subito l’indiziato più plausibile, ma il gruppo stesso (o chiunque abbia deciso di firmarsi Anonymous) ha pubblicato un video in cui sostiene che il problema di PSN sia un problema interno dei server Sony. Vale la pena vedere il video giusto per rendersi conto della lucidità dei tipi in questione.

Secondo Destructoid gli hackers che hanno violato PSN lo hanno fatto “ingannando” il sistema facendogli credere che l’unità connessa fosse un devkit, dopodiché hanno scaricato o tentato di scaricare materiale destinato solo agli sviluppatori. Non è chiaro se questo particolare sia accurato, ma l’intera faccenda forse potrebbe servire anche a interrogarci su un’altra questione, che ci riguarda più da vicino come utenti. Uno dei dettagli più preoccupanti della vicenda, infatti, è che Sony non sa se sono stati rubati i numeri delle carte di credito degli utenti.

Il fatto è che con l’emergere dei servizi online a pagamento si sono moltiplicati i database che contengono i dati personali degli utenti e i loro numeri di carta di credito. E non solo: l’hardware che usiamo per usufruire di questi servizi è sempre più strettamente connesso ai sistemi online che vengono utilizzati. Questa potrebbe essere una delle prime occasioni in cui la modifica di una console non è solo qualcosa che potrebbe favorire indirettamente la pirateria. Forse siamo al punto in cui la modifica di una console può mettere a repentaglio i soldi di qualsiasi utente. A questo punto il confine fra “hacktivism” e “ragazzini russi che rubano milioni di numeri di carte di credito” comincia a diventare più sottile…

Il giorno che PlayStation Network …ultima modifica: 2015-12-02T20:50:08+00:00da goldgame
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