Starcraft II / Wow [Recensione]

Parte 1

Vi descrivo la nascita del mio universo. All’alba dei tempi c’era freddo, buio e musica oscena. Gli anni ’80 erano finiti e mentre il kernel Linux muoveva i primi passi, un piccolo gruppo di sviluppatori particolarmente illuminati, solcando il vuoto cosmico a cavallo di nubi luminose, si giocò a dadi la creazione. Alla Blizzard toccarono: RTS, MMO e Hack and Slash. E per quanto mi riguarda, se incontrando Rob Pardo questi mi dicesse che la trinità fondatrice ci avesse messo solo sei giorni a reinventarsi quei generi, riposandosi il settimo, beh… io ci crederei.

Long story short. Il mondo si sfida ancora a Warcraft III, Diablo II è insuperato,  Starcraftil primo – dieci anni dopo è ancora tra i giochi più venduti in USA e World of Warcraft   ha sempre quei milioncini di utenti paganti. I giocatori premiano chi non li delude.

Parliamo di Stracraft II : Heart of the Swarm. Chi quindici anni fa – un tempo biblico per l’intrattenimento elettronico – giocò Starcraft: Brood War e non vedeva l’ora di riallacciare i rapporti con Sarah Kerrigan è stato accontentato in due modi. Il primo riguarda la campagna, totalmente Zerg ed eroe-centrica. Il secondo riguarda il nuovo menù. Sia lode ai game designer che ci propongono a un palmo di naso le forme generose di Sarah, ma giù le mani dagli schermi maniaci.

La storia dello sciame riprende da dove era stata interrotta, con la morte del traditore Tychus e la sconfitta della Regina delle Lame. Un “Jim” Raynor sempre più innamorato – a Jim, dammi retta, il tuo è solo senso di colpa – dopo averla liberata finisce irrimediabilmente nelle mani del Dominio. A quel punto Kerriganprima umana poi zerg poi umana poi zerg… poi? Finito? – se possibile ancora più alterata, aggiunge un motivo alla sua vendetta contro Mengsk e inizia a compierla. La trama si dipana da questi avvenimenti, semplice e lineare ma forse più coinvolgente di quanto visto in Wings of Liberty. Coinvolgente perché racconta di Sarah Kerrigan, della sua sete di vendetta e di ciò è pronta a sacrificare per ottenerla. Un passo avanti della serie? Sì e no. Sì per l’universo Starcraft, no per la produzione Blizzard in genere, dato che Reign of Chaos prima e The Frozen Throne poi, ci hanno abituato a campagne totalmente concentrate sugli eroi: superpoteri e superproblemi inclusi.

Il gameplay non ne è indifferente. La Regina delle Lame, a differenza di Raynor, è quasi sempre in prima linea a comandare lo sciame. Unità di fatto immortale e dall’enorme potenziale – se abbattuta ritorna in gioco dopo un breve cooldown a costo zero – supporta meravigliosamente le sue truppe. E’ in grado di evocare potenti alleati, “resuscitare” unità, lanciare abilità che oneshottano la fanteria, devastanti colpi singoli, buff di stato, cure ad area e… stop spoiler. Inoltre, l’energia necessaria per utilizzare tali abilità ha un fattore di rigenerazione così alto che, di fatto, rende l’eroina inarrestabile e la campagna più semplice: boss inclusi. Sì, c’è scritto proprio “boss”.

It’s evolution baby. Starcraft II : HOTS – incredibile, ma puntato è proprio “hots”  – incarna l’essenza della filosofia Zerg : caccia, uccidi, evolvi. In modo più versatile di quanto avveniva nel predecessore, durante la campagna sia Sarah che lo sciame hanno la possibilità di arricchire le proprie abilità. In Wings of Liberty questo aveva un costo e rendeva i cambiamenti permanenti, mentre in questo capitolo – scusate ma faccio fatica a dire “HOTS”! – le specializzazioni, tre per unità – più due permanenti ottenibili grazie a delle missioni-tutorial evolutive –  vengono attivate o disattivate a piacimento: prima e dopo le missioni.

 

 

 

Starcraft II / Wow [Recensione]ultima modifica: 2015-06-09T16:56:36+00:00da goldgame
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  1. Starcraft II / Wow [Recensione] : gold game - g...
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